TAVOLOZZE D'AUTORE

L'alchimia del colore da Giorgio de Chirico ai contemporanei

Padova, Centro culturale Altinate San Gaetano

2017-2018

Mostra a cura di Stefano Cecchetto e Roberto Zamberlan

TAVOLOZZE D'AUTORE

L'alchimia del colore da De Chirico ai contemporanei

 

Il progetto prende spunto dalla collezione personale della gallerista veneziana Uccia Zamberlan che, nel corso degli anni della sua attività di gallerista, ha raccolto un significativo numero di tavolozze originali donate dagli artisti stessi.

La mostra, curata da Stefano Cecchetto e Roberto Zamberlan – erede della collezione materna – prevede un percorso che mette in esposizione le tavolozze originali di alcuni grandi artisti del '900 italiano, da de Chirico a Campigli fino ai contemporanei, in dialogo con i loro dipinti, per evidenziare il procedimento alchemico della mescolanza dei colori in rapporto al risultato finale dell'opera.

La collezione di Uccia Zamberlan comprende le tavolozze originali di alcuni significativi artisti del Novecento italiano tra i quali ricordiamo: Giorgio de Chirico, Massimo Campigli, Aligi Sassu, Gregorio Sciltian, Michele Cascella, Giuseppe Migneco, Giuseppe Cesetti, Mino Maccari, Giorgio Valenzin, Zoran Music, Bruno Saetti, Pompeo Borra, Domenico Cantatore, Franco Gentilini, Guido Cadorin, Virgilio Guidi, Carlo Hollesch, e alcuni artisti contemporanei che continuano ad utilizzare il linguaggio della pittura.

 

La vicinanza tra la tavolozza e i quadri originali degli artisti, mette in rapporto diretto il processo di mescolanza dei cromatismi e restituisce quel processo di appartenenza tra l'opera e lo strumento di lavoro utilizzato dal pittore per realizzare i suoi dipinti.

Una mostra affascinante che darà modo ai visitatori di poter ammirare dal vivo uno dei principali strumenti di lavoro degli artisti.

RITI DI PASSAGGIO

Padova, sala della Gran Guardia, 2014

Mostra a cura di Stefano Annibaletto e Virginia Baradel

 "E' proprio qui che ho fissato la mia dimora poetica, in questa soglia tra il disfacimento e l'origine".

 

"Riti di passaggio" annuncia una nuova fase sperimentale dell'artista attraverso il ciclo pittorico Levitazioni, in cui il segreto dinamismo dell’energia vitale si visualizza in onde chiare entro cui si profilano sagome figurali luminescenti. 
Accompagna la mostra la proiezione in loop il video “Vento” realizzato dall’artista in collaborazione con Giuseppe Crusco, un’opera che annuncia un nuovo passaggio evolutivo nella sua ricerca sperimentale.

"Vedo ancora Cristina, seduta sulla panchina presso lo stagno dell’antico Orto Botanico che osserva per ore e ore le ninfee immote nell’acqua. Non stacca gli occhi: vuole impadronirsi del momento della metamorfosi, del disfacimento che gorgoglia sommesso promettendo nuova vita e nuova forma. La pittura per lei, come negli antichi maestri, cerca di afferrare ciò che l’occhio non vede, al massimo intravede in un istante di grazia; cerca di restituire il mistero di quella metamorfosi, la nostalgia per la forma di prima e lo stupore per l’inizio di quella che viene. Pittura che vuole comprendere, immedesimandosi, l’esperienza di marcire e di rigenerarsi in quel tempo senza tempo tra vita-morte-vita. Cristina va sicura e veloce, corre sul filo teso tra gli stati delle materie viventi, dando loro voce attraverso il galoppare dei colori che sfilano rapidi incalzati dalla luce. L’ora che appartiene al mondo non fa fermate. Poi, quel che sembrava eterno correre avanti, si ferma e precipita nello stagno disintegrando i colori in un pulviscolo generativo. Ora nel gorgo d’acqua ferma pullulano rizomi, resti di natura e bolle; lo stagno diventa scenario, sfondo di luce abbassata più fonda dell’ombra, per simulacri incorporei che si sollevano e volano. Qualcuno li chiama gas emanati dalla materia in decomposizione; qualcun altro, fuochi fatui che restano nell’aria; per altri, per gli amanti della vita che trapassa la terra, sono spiriti della materia, figure della luce che re-suscita, passeggeri d’infinito nel grembo della natura naturans.

Cristina che si è fermata ad osservare per lungo tempo, ora sale decisa e concentrata, sicura delle proprie intuizioni."

Virginia Baradel

REBIRTH-DAY
PRIMA GIORNATA UNIVERSALE DELLA RINASCITA

di Michelangelo Pistoletto

Louvre, Parigi

2012

Il video “Evoluzione, 2008” di Cristina Cocco  proiettato al Louvre (Parigi)  insieme alle opere-video  delle esposizioni realizzati in occasione della “Prima giornata universale della rinascita”di Michelangelo Pistoletto.

In esso, scrive la curatrice Chiara Costa, " Cristina Cocco osserva, con sguardo discreto e rapito, il ciclo biologico delle ninfee, che possiedono l’esemplare capacità di rigenerarsi dalla materia stessa della loro decomposizione. L'artista permette così di avvicinarsi con delicatezza alla poesia nascosta nel fluire naturale della vita nella morte, a sua volta presupposto essenziale per la rinascita: in ciò consiste la forza lirica delle sue immagini riprese nell’Orto botanico di Padova. In questo luogo, uno dei più antichi orti botanici ancora esistenti, si riconosce ora l’esempio perfetto di giardino protetto, un “paradiso” appunto, recuperando la radice etimologica di una parola che conserva intatto il proprio fascino a dispetto del tempo".

LEVITAZIONI

Padova, Auditorium Pollini

2012

Il progetto coreografico di Margherita Pirotto e le musiche di Carlo Carcano traggono ispirazione dal ciclo pittorico Levitazioni dell’artista Cristina Cocco, risultato di un lungo lavoro di ricerca, basato sulla spiritualità della natura umana dove il segreto dinamismo dell'energia vitale si visualizza in onde chiare entro cui si profilano sagome figurali luminescenti. Levitazioni, un viaggio nell'ignoto che affonda le sue radici nel disfacimento del corpo e si trasforma in segni di luce che sfilano uno sull’altro tesi a trovare, senza svelarsi, una forma. Levitazioni trova nell’espressione della danza un altro strumento di ulteriore sviluppo e definizione, in un dialogo continuo tra i molteplici linguaggi artistici: la danza, la pittura, la musica. In scena l’opera Levitazioni di Cristina Cocco e tre danzatori (Andrea Cravotta, Alessandro Martinello e Monica Polonio) sviluppano la coreografia di Margherita Pirotto su una drammaturgia sonora elaborata da Carlo Carcano, evocando una danza armoniosa in cui materia e spiritualità dialogano in un costante trasferimento di ruoli, in uno scambio di testimone in cui il viaggio si trasforma nella cecità e nella certezza dell'ignoto.

LEVITAZIONI

Padova, Centro Culturale San Gaetano

2011

“Levitazioni”: serata evento multimediale al Centro Culturale Altinate/San Gaetano di Padova, inserito nel programma di RAM 2011 in collaborazione col comune di Padova. Lo spettacolo Levitazioni vuole essere un viaggio nell’ignoto, che affonda le sue radici nella materia palpitante della natura in disfacimento e si trasforma in segni di pura luce che sfilano uno sull'altro tesi a trovare, senza svelarsi, una forma. I corpi restituiti alla loro origine quando galleggiavano nel liquido amniotico, in quell'ombelico che li collegava alla madre, si trasformano nella Levitazione agitati dal vento, senza peso e senza gravità.

Progetto coreografico di Margherita Pirotto sul ciclo pittorico” Levitazioni”, musiche ed elaborazioni musicali di Carlo Carcano; Andrea Cravotta, Alessandro Martinello e Monica Polonio danzatori

EVOLUZIONE

Palermo, Orto Botanico

2010

Mostra a cura di Chiara Costa

"Dieci imponenti tele si succedono accostate a dittico e a trittico al piano terra della Sala Giuseppe e Vincenzo Tineo. Il continuum visivo così ottenuto ricrea virtualmente il grande cubo installato nel 2008 negli spazi interni dell’Orto botanico di Padova. 

I teleri, disegnati a matita nera o interamente dipinti, alternano brani di pura e fluente gestualità cromatica a interventi minuti che, grazie all’impiego di singolari tecniche pittoriche, creano un ambiente totale in cui il visitatore può immergersi entrando in contatto con l’immaginario dell’artista. Lo attende un universo pittorico e concettuale nato dall’incontro di Cristina Cocco con le specie Victoria cruziana e Euryale ferox, ninfee stupefacenti per le eccezionali dimensioni e la peculiare forma “a culla”, ma soprattutto per l’esemplare capacità di rigenerarsi dalla materia stessa della loro decomposizione. 

L’incontro fatale, avvenuto nell’Orto patavino, avvia un’osservazione ininterrotta e metodica lunga dieci anni, che si esprime in diverse fasi artistiche, documentate dalle tele e dai disegni collocati al piano superiore. Protagonista indiscusso dell’intera produzione è il confluire naturale della vita nella morte, presupposto essenziale alla rinascita: «un’evoluzione ciclica» scrive la curatrice Chiara Costa «un paradosso apparente per l’artista, che concentra lo sguardo sullo slancio vitale oltre il deperimento e percepisce con esaltazione il suo eterno perpetuarsi e il continuo riprodursi in ogni istante delle medesime condizioni di nascita e morte».
Illuminanti le parole di Lucrezio nel Dialogo dell’albero di Paul Valéry che l’artista scelse come tema di una performance di danza e recitazione avvenuta nel corso della mostra nell’incanto dell’Orto di Padova: «Io tento di imitare il procedimento indivisibile... O Titiro, io credo che a poca profondità nella nostra sostanza si trovi la stessa potenza che produce del pari tutta la vita. Tutto ciò che nasce nell’anima è la natura stessa...».
Durante l'inaugurazione, una performance ideata da Laura Pulin, coreografa fondatrice di Officina Danza (1998) su progetto di Cristina Cocco e interpretata da Margherita Pirotto, danzatrice professionista, coinvolgerà i visitatori nello spazio espositivo in un esperienza di confine tra diverse forme artistiche." 

Virginia Baradel

EVOLUZIONE

Padova, Orto Botanico

2008

Mostra a cura di Virginia Baradel

REALISMO DELL'INVISIBILE REALE

 

L’installazione di Cristina Cocco negli spazi dell’Orto Botanico di Padova appare come un’opera compiuta, un capo-lavoro di sintesi del suo percorso d’artista. Una summa di riflessioni e processi in cui hanno parte dominante il tema della vita naturale e l’esperienza del tempo, interpretati da una pittura in grado di cogliere e restituire, con i propri mezzi, il mistero dell’evoluzione. Il dato di partenza, l’osservazione delle ninfee nello stagno, aveva già in sé la doppia valenza della bellezza della forma e della promessa del disfacimento. Nella storia della pittura fu la struggente seduzione dell’aspetto -forma, colori, sostanza, ambientazione acquatica- a guidare gli occhi, già velati eppur vedenti, di Monet che ne immortalò la meraviglia. Fu poi l’Informale ad entrare nella materia confondendo natura e pittura. Su questo sfondo di precedenti, situati idealmente sul bordo dello stagno, Cristina Cocco fissa i confini della sua poetica che, tuttavia, non si accontenta né della visione, né della penetrazione. La sua scommessa è doppiare sulla tela il processo e per questo poggia la pittura sulla certezza frusciante del disegno. L’evoluzione non affonda romanticamente nel caos, la dissoluzione e la germinazione non abitano in un’indefinita funzionalità: un disegno preciso, l’impronta di una legge, governa l’incipit dell’evoluzione che procede dal guscio secco della figura per poi trascorrere su frequenze di rinascita.

I lati del grande cubo diventano schermi di rappresentazione delle fasi salienti di trasformazione. L’andamento pittorico asseconda la mutazione e diventa, allo stesso tempo, medium e metafora di ciò che accade, parallelamente, nello sguardo-mente dell’artista e nell’acqua dello stagno. Dunque colori e stesure tendono a rendere i tracciati dell’evoluzione. In quest’analogia si cela l’alleanza creativa tra la materia pittorica e l’investimento concettuale. Pensiero e pittura diventano una cosa sola poiché forte è l’intenzione di produrre un realismo dell’invisibile vitale attraverso le modificazioni della forma.

La prima tavola è dunque narrazione disincarnata, virtualità descrittiva. L’apparenza concatena segni agili e dinamici, come se il piano di appoggio cominciasse  a vacillare, il moto a bussare, le onde a premere, il colore a forzare i bordi. Ricordo di uno stato remoto, fotogramma gigante di una trascorsa meraviglia prosciugata nella cenere dell’apparenza. Nello schermo successivo irrompono i colori, le pulsazioni cromatiche accelerano e s’intensificano. Il risultato prodotto dall’affollamento visivo e cromatico, che cambia le frequenze e aumenta la dissoluzione sfrecciante, rimanda a un grande maestro contemporaneo: Gerhard Richter. La Cocco nella corsa trascina la tavolozza e riesce ad amplificare i colori mentre capitolano verso l’astrazione: misteri del talento di una giovane che solo ieri, in pieno manierismo concettuale, dipingeva ottimi ritratti naturalisti. Nella terza tavola il colore rifluisce attraverso onde di moto, vettori di dinamizzazione; riprende la scena sul fluire di moti orizzontali, di scariche a nastro, lucenti e sinuose. Tornano alla memoria gli “stati d’animo” di Boccioni: fasci di segni ondosi che scorrono, avanzano e procedono oltre lo schermo. E’ l’espressione manifesta dell’energia a catturare e frantumare, nel suo fluire, le forme delle figure. Il moto della Cocco ha un andamento orizzontale e corre, lievemente attorto, per falde di luce e fasci di colori. Ed ecco il quarto stadio: la dissoluzione finale, la vaporizzazione della sostanza pittorica, la disintegrazione eterica. In questa fase ultima la Cocco incrocia certi esiti della pittura analitica, quella pittura talmente conscia di sé da lasciarsi governare solo dal tempo, ispiratore di trama e di stesura. Le variazioni di densità, il moto pulviscolare, la grana sottile che nebulizza ombre e luci alludono tuttavia a una disposizione più romantica che analitica: è contraddittorio, lo sappiamo. Ma in Cocco questi opposti si toccano e creano un corto circuito che tiene il riguardante sospeso tra l’immersione e il distacco.

Dentro al cubo la verità oggettiva: il tempo reale, la camera fissa, il film sulla vita che si trasforma dentro l’acqua dello stagno. Un capo-lavoro della creazione, raccontato senza trucchi dall’obiettivo aperto sullo schermo dello stagno. A correre, idealmente, stavolta è la pellicola: come un nastro, come le tele che avvolgono il cubo, come i segni di trasformazione, come la vita naturale.

 

Virginia Baradel

EVOLUZIONE

Serata evento multimediale

Padova, Orto Botanico

2008

“Evoluzione”: serata evento multimediale all'Orto botanico di Padova su progetto dell'artista Cristina Cocco suddiviso in tre momenti: percorso di musica per flauto nel viale di fronte al grande Platano orientale (Platanus Orientalis), lettura di “Dialogo dell'albero” di Paul Valery accompagnato da arpa e flauto, intervento di danza contemporanea all'interno del grande albero.
Coreografia: Laura Pulin;
Interprete: Eleonora de Logu;

Voce narrante: Carla Stella e Michele Silvestrin;

Arpa: Marta Garcia Gomez; Flauto: Sophie Babetto